Split payment no alle prestazioni rese da professionisti

Fino al 30 giugno 2017, l’applicazione dello split payment era preclusa se i cessionari o i committenti erano debitori dell’imposta e le prestazioni rese scontavano la ritenuta alla fonte a titolo d’acconto.

Dal 1° luglio 2017, il meccanismo della scissione dei pagamenti anche con riferimento alle prestazioni di servizi assoggettate a ritenuta alla fonte.

I professionisti si sono trovati a fare i conti con una nuova modalità di fatturazione delle prestazioni rese. Gli stessi, infatti, dallo scorso 1° luglio hanno dovuto, sì indicare nella fattura sia l’imponibile che l’imposta, ma anche la dicitura “scissione dei pagamenti”.

In termini pratici, l’IVA esposta in fattura, non ha concorso alla formazione della liquidazione IVA di periodo, dovendo la stessa essere liquidata dal soggetto beneficiario dei servizi ricevuti. Non solo, ma i soggetti erogatori dei servizi si sono trovati a dover gestire anche all’incremento dell’IVA a credito, che gli stessi hanno potuto chiedere unicamente a rimborso.

Destinatari dello split payment non sono più soltanto le Pubbliche amministrazioni, ma anche:

1) gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;

2) le fondazioni partecipate da Pubbliche amministrazioni per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;

3) le società controllate di fatto direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri o dai Ministeri;

4) le società controllate di diritto, direttamente o indirettamente, da Pubbliche amministrazioni o da enti e società di cui ai punti 1, 2, 3 e 5;

5) le società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70% da Pubbliche amministrazioni o da enti e società di cui ai punti 1, 2, 3, 4;

6) le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana identificate ai fini IVA; con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze può essere individuato un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario.

Il rincorrersi di decreti identificativi tali soggetti e l’incertezza che per molto tempo ha caratterizzato le normative sullo split payment, hanno esposto ad un evidente rischio sanzionatorio molti professionisti.

Pertanto, gli stessi dalla data di entrata in vigore del decreto Dignità potrebbe ritornare a fatturare le loro prestazioni professionali con le ordinarie modalitàla soluzione proposta dovrebbe risultare quella più adatta sgravare i professionisti da questo nuovo obbligo.